Video integrale dell’udienza di papa Francesco. Saluto del Vescovo al Santo Padre

Discorso Papa Francesco

«Santo Padre,
è mio grande onore poterLa salutare a nome della Diocesi di Molfetta-Ruvo-Giovinazzo-Terlizzi ed esprimere la più sincera gratitudine per averci accolti a casa Sua.
Oggi, per tutti noi, convenuti numerosi in quest’Aula, si rinnova l’incontenibile gioia vissuta a Molfetta lo scorso 20 aprile durante la Sua storica Visita sui passi del Servo di Dio don Tonino Bello, nel XXV anniversario del suo transito al cielo.
Con l’entusiasmo, caratteristico di noi meridionali, l’abbiamo attesa e accolta, quale Successore di Pietro, nella terra dove il Vescovo della convivialità delle differenze si è fatto profeta di pace e testimone della carità di Cristo.
Sono ancora vividi negli occhi e, soprattutto nei cuori, i gesti e le parole che ha voluto donarci in quell’incontro.
Per questo magnifico dono non finiremo di ringraziarLa, amatissimo Papa Francesco.
La Sua breve sosta in mezzo a noi, portatrice di speranza, ha ridato slancio alle nostre vite e ha segnato una nuova ripresa nel cammino della nostra comunità; soprattutto nei giovani ha acceso la passione per il Vangelo e il desiderio di «tradurre in pratica quello che Gesù ci dice in semplicità di spirito» (don Tonino).
Anche l’invito a «vivere non più per se stessi ma per gli altri», risuonato nella Sua omelia, ha scosso le coscienze e ha trovato terreno fertile in tante persone umili del nostro popolo che ogni giorno sanno regalare un pezzetto di vita agli altri con mille gesti di cura, di amore e di attenzione.
Così ha vissuto e insegnato don Tonino, Vescovo e Pastore contempl-attivo. Dall’Adorazione Eucaristica egli attingeva quello che può venire solo da Cristo: il potere della carità. È l’unico potere che si manifesta nel servizio agli altri e ci fa diventare amici di Dio.
Santo Padre, poiché questo nostro incontro coincide con l’inizio dell’Avvento, faccio mie le parole del Vescovo amico dei poveri per rilanciare i due verbi che saranno proclamati nelle nostre Chiese già da stasera: alzatevi e levate il capo (Lc 21,28).
«Sono i due verbi dell’antipaura – egli diceva –. Alzarsi significa abbandonare il pavimento della cattiveria, della violenza, dell’ambiguità, perché il peccato invecchia la terra.
E levare il capo che cosa significa? Fare un colpo di testa. Reagire. Muoversi. Essere convinti che il Signore viene ogni giorno, ogni momento nel qui e nell’ora della storia, viene come ospite velato. E, quindi, saperlo riconoscere: nei poveri, negli ultimi, nei sofferenti. (…) Vissuto così, l’Avvento non sarà il contenitore delle nostre paure, ma l’ostensorio delle nostre Speranze».
Santo Padre, in questo momento, così significativo per noi, vorremmo, insieme ai nostri sentimenti di gratitudine, di affetto e di dedizione, presentarLe, quale dono, il libro che custodisce e rievoca le parole, le immagini e le emozioni di un evento unico e fecondo, destinato a rimanere impresso nel cuore di chi l’ha vissuto e di chi l’ha seguito a distanza.
Grazie per la parola che vorrà rivolgerci. Chiedo una speciale effusione dello Spirito su di noi e sulla nostra Chiesa, mentre mi accingo ad aprire la Visita Pastorale della Diocesi, cominciando dalla missione di Loglogo, in Kenia, guidata da un nostro sacerdote fidei donum.
Così torneremo alle nostre case, accompagnati dalla benedizione di Dio e dalla carezza del Papa, quella carezza che ci fa sentire amati e accolti.
Grazie di cuore.»

+ Domenico Cornacchia, vescovo

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