Verso un nuovo giorno

Postulazione don Tonino image-biografy-page  (17)Il cammino continua. Così mi viene di pensare, mentre scrivo, a pochi giorni dal 30 novembre, data di chiusura della fase diocesana del processo di beatificazione di don Tonino Bello. Si dice “chiusura”, in realtà, si tratta di un momento importante, tanto atteso, in vista di un traguardo ulteriore che è nei migliori auspici di un popolo numeroso.
Da oltre un quinquennio si è avviata la procedura canonica prevista per la beatificazione e da oltre tre anni si ascoltano le testimonianze sull’eroicità delle virtù teologali e cardinali vissute da don Tonino. Ora, è il momento della consegna di tutto questo lavoro nelle mani del Sommo Pontefice, il quale, attraverso la Congregazione delle Cause dei Santi, presieduta dal Card. Angelo Amato, valuterà ogni aspetto, compresa l’attendibilità di qualche evento ritenuto miracoloso, avvenuto per intercessione del nostro Servo di Dio.
Lo so che molti diranno: «Ma – per noi – don Tonino è già santo!». Il sentire comune di un popolo è un dato certamente importante, ma è altrettanto importante il sigillo ufficiale della Chiesa, al termine di uno scrupoloso e attento discernimento. Nel firmamento della santità, infatti, ci sono “stelle” il cui splendore si diffonde con maggiore brillantezza e maggiore intensità. Esse rappresentano sicuri punti di riferimento nel cammino, spesso tortuoso, del popolo di Dio.
La missione di don Tonino, benché vi fossero le premesse, continua, in maniera sorprendente, da lassù. Il suo ministero e magistero sulla terra è stato di straordinaria efficacia, considerando il seguito di affetto dovuto al suo carattere e alla sua capacità di empatia, al suo modo di relazionarsi con tutti, piccoli e grandi, giovani e adulti, malati, anziani, privilegiando sempre e ovunque i poveri. Anche le persone distanti dal suo modo di pensare ne rimangono ammirati ed edificati. Il fascino della sua parola, l’esemplarità dei suoi gesti, la limpidezza evangelica della sua testimonianza, continuano ad avere rilevanza ed eco, tanto da determinare un’attrazione crescente nell’opinione pubblica, pur nei diversi orientamenti di fede e di visioni di vita. Egli non smette di inquietare “la falsa pace delle coscienze e ridestare gli impegni della rinascita battesimale”.
Tutto questo viene confermato attraverso il percorso che abbiamo compiuto nella nostra chiesa locale. Non è stato quello del processo solo un tempo necessario al Tribunale cognizionale per permettere di scoprire la vita e le virtù eroiche del Servo di Dio, ma è stato un cammino comunitario di crescita, nel quale ci si è lasciati trasportare dal “profumo di popolo” di cui era impregnata la vita del suo amato “pastore”, o come dice Papa Francesco, del suo “pastore con l’odore delle pecore”.
Ritorna spontanea alla mente quell’immagine del “tramonto luminoso” nel giorno delle esequie, venti anni fa, dipinta dalle parole profetiche di Padre Mariano Magrassi: quel “tramonto” è già diventato “alba”, preludio di un nuovo giorno.

di Mons. Luigi Martella, vescovo di Molfetta-Ruvo-Giovinazzo-Terlizzi

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