Verso la santità riconosciuta. Nota del Postulatore mons. Luigi M. de Palma

concistoroNon è soltanto per l’anniversario della dipartita di mons. Antonio Bello che torna ad essere posta ripetutamente la domanda circa il progresso della causa di Canonizzazione del Servo di Dio. Si tratta di una curiosità legittima, la quale è indice non di un semplice interesse mediatico, bensì di un desiderio coltivato nell’animo di chi attende che venga riconosciuta dalla Chiesa la santità di un uomo di Dio, ammirato in vita e ricordato dopo la morte.
Sono in molti, per altro, a ritenere superflua la causa canonica, perché considerano “santo” mons. Bello a prescindere da qualunque giudizio dell’autorità ecclesiastica. Eppure sono numerosi i testimoni che, molto volentieri, non hanno mancato di attestare dinanzi al giudice la propria esperienza di fede condivisa con il Servo di Dio, per comprovare l’esemplarità della sua vita cristiana. è quanto affiora da alcuni dei dieci volumi (oltre 3.000 pagine) di cui si compongono gli atti del processo informativo sulla vita, sulle virtù e sulla fama di santità di mons. Bello, istruito per disposizione del vescovo mons. Luigi Martella.
Queste testimonianze, insieme ad altro materiale documentario raccolto dal Tribunale, costituiscono l’insieme delle fonti orali e scritte su cui deve fondarsi la stesura della “positio”, cioè il testo con cui s’intende ricostruire dettagliatamente e in maniera attendibile la biografia del Servo di Dio, e provare con veridicità e credibilità l’esercizio delle virtù teologali (fede, speranza, carità) e cardinali (fortezza, giustizia, prudenza, temperanza), oltre che la fama di santità.
L’elaborazione della “positio” esige estrema attenzione e rasenta necessariamente il perfezionismo, perché su di essa si baserà il giudizio della Congregazione per le Cause dei Santi e la finale decisione del Sommo Pontefice. Si intuisce, pertanto, quanto studio e quanto tempo debbano essere impiegati nell’elaborazione della “positio”, perché gli eventuali difetti potrebbero pregiudicare l’esito positivo del processo. Per fare un esempio inerente alla diocesi, soltanto nel 2015 è stata finalmente data alle stampe la “positio” del Servo di Dio Ambrogio Grittani (1907-1951), e nell’anno successivo essa ha intrapreso l’iter dell’esame da parte dei Consultori della Congregazione. In altre parole, il giudizio degli uomini sulla santità di un Servo di Dio non è semplice e non può essere sbrigativo, perché vuole accertare il “transitus” di un “alter Christus”.
Inoltre, la consapevolezza dei propri limiti accompagna quanti sono chiamati ad esprimere un parere in merito alla causa, ed è per questo motivo che si attende da Dio una conferma, cioè un miracolo ottenuto per intercessione del Servo di Dio.
Anche l’evento miracoloso dev’essere sottoposto al giudizio della Chiesa e perciò il caso diventa oggetto di indagine da parte di un tribunale istituito dal Vescovo. Il suo iter è indipendente dal precedente processo e prosegue seguendo un’altra procedura. Se dovesse trattarsi di una guarigione, è indispensabile documentare come essa resti scientificamente inspiegata e provare l’intervento soprannaturale.
Tanto vale anche per il Servo di Dio Antonio Bello. Perciò la Postulazione continua a ricevere le segnalazioni di speciali grazie, di benefici e di presunti miracoli, e a vagliare quanto potrebbe valere ai fini della causa di canonizzazione.

da: Luce e Vita n.16 del 16 aprile 2017 ©

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *