Un Giusto riscattato dal Signore

Omelia di Mons. Donato Negro nel II Anniversario della morte di Mons. Antonio Bello

Dice il Salmo 34:
«Il volto del Signore contro i malfattori, per cancellarne dalla terra il ricordo… Molte sono le sventure del giusto ma lo libera da tutte il Signore» (v. 17.20).

negroLa Parola di Dio ci invita a meditare sul mistero della storia degli uomini, di tutti gli uomini, di ciascuno di noi: il mistero di una storia inserita nell’amore di Dio.

Al centro di questa storia c’è Cristo, il Salvatore, il Liberatore, il Signore: la storia di Dio incarnato nella storia dell’uomo. È un mistero grande che continuamente si svolge nella nostra vita di fede, soprattutto nel quotidiano miracolo dell’Eucarestia che, tutti i giorni in tutti i paesi, rende realmente presente Gesù e ci offre il cibo, il nutrimento per continuare la storia della salvezza: storia di Dio e storia nostra, fino a quando il Signore verrà nella gloria e il suo Regno non avrà mai fine. Allora tutti potremo contemplare questo mistero che per ora vediamo molto imperfettamente, quasi un debole riflesso in uno specchio. Allora vedremo con pienezza il senso vero dell’intera storia umana, di tutti e di ciascuno.

Molto spesso i libri di storia che noi leggiamo nella scuola e nelle università, frutto della ricerca e della fatica degli storici, perpetuano il ricordo di malfattori. Talvolta registrano le sventure dei giusti.

Anche il libro «Parola di uomo», di recente pubblicazione, ricostruisce con minuziosa e paziente attenzione, la storia di un uomo, Antonio Bello, ripercorrendone le sventure, la malattia, il progressivo e inesorabile disfacimento fisico. E si conclude con la sventura completa finale: la morte.

Sembrerebbe quasi che il libro inizi col verdetto di condanna e si concluda con l’esecuzione di quel verdetto. Ogni ricorso in appello, ogni sforzo è stato vano; la condanna di Antonio Bello, essere umano, debole e peccatore, è stata inesorabile. Ma il Salmo 34 ci invita a leggere la realtà con gli occhi della fede. La venuta di Cristo ha inaugurato il tempo messianico. Cristo ha vinto la morte e perciò l’ultima parola sugli esseri umani, su ciascuno di noi, non può essere la parola della morte. Viviamo il tempo del compimento delle profezie. Tra queste profezie, come ci ricorda il Salmo 34, c’è quella che dice che il ricordo dei malfattori sarà cancellato dalla terra. E c’è quella che annunzia la liberazione per chi soffre, per chi ha sofferto: «Gridano e il Signore li ascolta, li salva da tutte le angosce. Il Signore è vicino a chi ha il cuore ferito, egli salva gli spiriti affranti» (vv. 18-19).

Già ora, benché il mistero ci resti velato, possiamo comprendere le sventure, le sofferenze, la morte del giusto, se sappiamo guardare con gli occhi della fede. Attenzione: non con gli occhi di una ideologia religiosa o di una teoria teologica, non con lo sguardo preconcetto e preconfezionato del solito, trito discorsetto apologetico. Con gli occhi dell’eloquenza sacra, della retorica omiletica potremmo scrivere un pezzo ad effetto: è un occhio che serve a dare nell’occhio, a dare l’impressione di una grande vista e a nascondere la vera cecità. No, per vedere con l’occhio della fede, non bastano le parole ma ci, vogliono i fatti, la vita concreta. Dice ancora il Salmo 34: «Venite, figli, ascoltatemi; vi insegnerò il timore del Signore… Preserva la lingua dal male, le labbra da parole bugiarde. Sta’ lontano dal male e fa’ il bene, cerca la pace e perseguila» (v. 12.14-15).

Solo chi fa il bene e cerca la pace potrà capire almeno qual-cosa del mistero della vita, della sofferenza, della morte di Antonio Bello, che ha fatto il bene e ha cercato la pace. Solo chi, come Antonio Bello, preserva la lingua dal male, potrà dire, come Antonio Bello, parole non bugiarde. Solo con questa vita di pace e di bene si potrà levare la trave dagli occhi nostri e allora, con gli occhi limpidi di una fede viva, capiremo che la sofferenza e la morte, non di Antonio Bello, debole essere umano, ma di don Tonino, battezzato e Vescovo del-la Santa Chiesa, non sono la sofferenza e la morte di un condannato, ma di un giusto riscattato dal Signore e chiamato a libertà. Il Salmo 34 termina:  «Il Signore riscatta la vita dei suoi servi, chi in lui si rifugia non sarà mai condannato» (v. 23).

Don Tonino, battezzato in Cristo e Vescovo della Chiesa, scelse come suo motto episcopale un versetto del Salmo 34. E certo oggi, nell’abbraccio inesprimibile in cui si trova, starà cantando: «Benedirò il Signore in ogni tempo, sulla mia bocca sempre la sua lode. Io mi glorio nel Signore, ascoltino gli umi-li e si rallegrino. Celebrate con me il Signore, esaltiamo insieme il suo nome» (v. 1-4).
E se noi ora gli chiedessimo una testimonianza sulle sue sofferenze e sulla sua morte, egli ci risponderebbe, anzi, ci sta già rispondendo: «Ho cercato il Signore e mi ha risposto e da ogni timore mi ha liberato. Guardate a lui e sarete raggianti, non sa-ranno confusi i vostri volti» (v. 5-6).
Non lasciamo che i nostri volti siano confusi dall’incomprensibilità della sofferenza e della morte di Antonio Bello, debole essere umano, ma cantiamo, senza fine, con don Tonino, battezzato in Cristo e Vescovo della Santa Chiesa, le meraviglie dell’amore di Dio.

+ Donato Negro, Vescovo

Cattedrale, 20 aprile 1995

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