Sentinelle del mattino: i giovani alla scuola del Servo di Dio Antonio Bello

mons-domenico-amato«Sentinella, quanto resta della notte?». Questa domanda, mutuata dal profeta Isaia, identifica l‟anelito alla speranza che ha attraversato la vita e la testimonianza evangelica di don Tonino. Egli, infatti, come il profeta era certo della risposta: «resta poco della notte». Questa certezza egli la riponeva proprio nei giovani, cui affidava questo compito profetico di essere «sentinelle del mattino».
Don Tonino, però, non era un ottimista a buon mercato, egli aveva chiara la situazione in cui i giovani si trovano a vivere. Nel progetto pastorale egli sottolinea a proposito della situazione giovanile che «a questa fascia di età dobbiamo dedicare più impegno e maggiore attenzione pastorale, se è vero che circa i due terzi dei nostri giovani hanno nei confronti del problema religioso un comportamento né pregiudizialmente negativo, né esplicitamente impegnato». Ma soprattutto, in una diagnosi riguardante l‟ondata di secolarizzazione che ha investito il nostro tempo egli non si attarda su questioni esteriori e di carattere sociale, ma scende più a fondo:
«La città soffre oggi di una profonda crisi di vita interiore». Ecco il vero problema, non sono le induzioni esterne ad abbassare la soglia etica, ma la crisi della vita interiore crea lo sconquasso della società. E continua dicendo che la città «accusa un vuoto preoccupante di spiritualità. Il vento della secolarizzazione l‟ha investita in pieno. Sbanda sul piano delle antiche certezze di fede. Ma sbanda soprattutto sul piano delle convinzioni morali.
Calo di entusiasmo. Raffreddamento di passione religiosa. Assenza di silenzio. Enfasi dell‟immagine. Trionfo dell‟indifferenza. Corsa al consumo. Giostra dell‟esteriorità. Insoddisfazione diffusa. Deficit di pace. Ricerca disorganica di rimedi». Questo è il quadro entro cui siamo chiamati ad operare. «Eppure, – continua il Vescovo – tra le arterie di questa città che rassomiglia sempre più a Babele e sempre meno a Gerusalemme, soffia il vento dell‟attesa. Non si sa bene di che. Ma è certo un‟attesa di significati. C‟è domanda di sale. Di sapori perduti. Di gusti profondi. Nei giovani, soprattutto. I quali, se l‟insostenibile leggerezza dell‟essere impedisce loro di immergersi nel cuore delle cose e li tiene lì a galleggiare sulla superficie dei fenomeni come su di una lastra di cristallo, avvertono, però, il fascino dei grandi valori e sentono il profumo di un pane di cui non sanno presso quale forno fare la provvista».
La necessità allora non sta nel rincorrere i giovani nei loro ritrovi, si tratta piuttosto di dare loro i grandi valori di cui sentono urgente bisogno.

C’è una convinzione di fondo che attraversa il cuore del pastore, che non ci sia luogo, nemmeno il più peccaminoso, che ostacoli la presenza di Dio. Infatti egli è persuaso che «Dio solo è il Signore dell‟universo, e che la terra non è oggetto di spartizione tra l‟impero del bene e l‟impero del male. Non ci sono paletti catastali che segnino il limite delle sue proprietà. Non c‟è riserva di caccia che gli impedisca di scavalcare il filo spinato della nostra cattiveria». Questo permette a don Tonino di avere un raggio di azione pastorale veramente a 360 gradi, dove nessuno è precluso a priori.
I primi ad essere chiamati a diventare protagonisti di questa azione pastorale sono proprio i giovani. Essi non sono semplicemente i destinatari di un annuncio, ma sono chiamati ad essere testimoni nei confronti dei loro coetanei. Così esorta i giovani di una parrocchia alla fine della visita pastorale: «A voi, giovani, ora vorrei rivolgere un invito pressante. Vedete: la chiesa del Sacro Cuore si affaccia sul Corso principale della città, che la sera diventa il salotto festoso dei vostri coetanei. Ebbene, fate in modo di esprimere in mezzo ad essi una presenza gioiosa, audace, intelligente, propositiva. Dopo che avrete fatto il pieno di luce davanti al Signore e dopo che vi sarete arricchiti di coraggio nel reciproco confronto di gruppo, vi affascini sempre di più il compito della testimonianza e vi seduca sempre di meno la tentazione di starvene tra le pareti rassicuranti della sacrestia. Ricordatevi che l‟assiduità liturgica nel tempio non vi riscatterà dalla latitanza missionaria sulla strada». Sedotti dal compito della testimonianza, ma dopo aver fatto il pieno di luce davanti al Signore.

Ed è proprio su questo primato di Dio che don Tonino si impegna a dare ai giovani una traccia sicura di formazione. Egli lo fa rivolgendosi ai catechisti, ben sapendo che una buona fetta di questi è costituita da giovani impegnati nelle parrocchie nel cammino di catechesi e nei gruppi parrocchiali di adolescenti. In una intervista del 1989 così dichiarava: «È grazie ai giovani che oggi nelle comunità parrocchiali portiamo avanti tutto il lavoro della catechesi, del volontariato, della Caritas». Questi insegnamenti saranno poi raccolti in gran parte nel volume Lettere ai catechisti, ma in prima istanza avevano presenti proprio i giovani della sua diocesi.
Egli dà due coordinate precise per la formazione: la Scrittura, e il Concilio. Concretamente egli commenta il prologo della prima lettera di Giovanni e il Salmo 8, mentre si sofferma sulla Gaudium et spes.

di Mons. Domenico Amato, Vice postulatore della Causa di Beatificazione

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