Mons. Cornacchia, Pastore nella diocesi di don Tonino Bello

lev16Trepidazione, riconoscenza, stupore, gioia: questi i sentimenti che hanno accompagnato il momento in cui sono venuto a conoscenza che il Santo Padre, Papa Francesco, mi chiedeva di guidare come Vescovo la Diocesi che era stata la Chiesa amata e servita dal compianto pastore, Mons. Tonino Bello.
Ero parroco ad Altamura, quando ebbi il privilegio di accogliere don Tonino nel Liceo Scientifico dove ero docente di Religione, perché parlasse a giovani studenti di speranza da seminare nel cuore della gente, di primavere da far fiorire nella vita di ciascuno, di fiducia nel futuro in cui credere.
Ero ammirato e affascinato da questo Vescovo che percorreva in lungo e in largo le strade della Diocesi per andare a cercare le persone dove si vivono «le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce degli uomini d’oggi, dei poveri soprattutto e di tutti coloro che soffrono» (cf Gaudium et spes, 1).
Sono poi arrivati gli anni vissuti a Molfetta come Padre spirituale nel Pontificio Seminario Regionale, dal 1993 al 2005, cioè negli anni immediatamente successivi alla morte di Mons. Bello: è stato quello un periodo molto fecondo per il mio ministero sacerdotale, sia perché ho accompagnato tanti giovani al traguardo dell’ordinazione presbiterale, sia perché, invitato spesso nelle comunità parrocchiali della Diocesi, percepivo che don Tonino era entrato indissolubilmente nel cuore della gente, e di lui già si respirava il profumo di santità.
Dal mese di febbraio sento il privilegio e l’onore di ritmare i miei passi di Vescovo su quelli di Mons. Bello, pastore che profuma di popolo. Mi sono soffermato spesso ad ammirare la bellissima teca custodita nella Cattedrale di Molfetta, contenente le insegne episcopali di don Tonino: quel pastorale e quella croce di legno esortano me e tutta la Chiesa locale a dare potere ai segni di un servizio umile, disinteressato, generoso, essenziale, alla gente.
Don Tonino mi insegna ogni giorno a tenere alto il livello dell’ansia pastorale della Chiesa che non vuole che alla strada manchi l’annuncio del Vangelo, una Chiesa estroversa, aperta con i battenti verso l’esterno, come lui amava dire.
Come ho avuto modo di scrivere nel mio primo messaggio alla Diocesi, di Mons. Bello respiriamo il profumo delle virtù umane e soprannaturali! Per questo dobbiamo intensificare la preghiera affinché il Signore lo indichi per tutti quale modello universale di santità e di perfezione. Speriamo che la Causa di Canonizzazione proceda spedita, verso gli onori degli altari. Di don Tonino, sforziamoci di essere non solo ammiratori, ma autentici imitatori!
Io personalmente mi ritengo fortunato perché da Pastore di questa bella Chiesa locale, mi arrampicherò al ramo robusto che è la spiritualità e l’opera di don Tonino: sarò sicuramente avvantaggiato se lascerò che la sua ombra mi accompagni.
+ Domenico Cornacchia, Vescovo
(Luce e Vita n.16 del 17/04/2016)

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