Nato dallo Spirito

Traccia dell’Omelia pronunciata durante la celebrazione eucaristica del 20 aprile 2009
da Mons. Agostino Superbo, Postulatore

superbo1. Il vento soffia dove vuole e ne senti la voce, ma non sai di dove viene e dove va: così è di chiunque è nato dallo Spirito» (Vangelo) .
Ringraziamo lo Spirito Santo per il dono del Vescovo Don Tonino Bello alla Sua Chiesa.
Nato dallo Spirito, vero Figlio di Dio. La Sua esistenza di cristiano, di Sacerdote e di Vescovo è stata caratterizzata dalla imprevedibilità delle persone spirituali, di cui lo Spirito Santo si serve per far conoscere il Suo grande progetto di una umanità rinnovata nella giustizia e nella pace, perché rinata dall’Alto: “In verità, in verità ti dico, se uno non nasce da acqua e da Spirito, non può entrare nel regno di Dio” .
Alla domanda di Nicodemo, che sembra avere un sapore individuale, Gesù risponde parlando del «vedere il regno di Dio», cioè il progetto di una umanità, redenta, liberata dalla schiavitù dell’egoismo a partire da una nuova nascita, che libera e rinnova.

«Ed ora, Signore, volgi lo sguardo alle loro minacce e concedi ai tuoi servi di annunziare con tutta franchezza la tua parola» (I lettura).
La preghiera dei primi cristiani di fronte alle gravi difficoltà incontrate dall’annuncio del Vangelo, giunge fino a noi. Annunciare con franchezza la Parola di Dio, guardando con fiducia al Signore che ti invia, appoggiandoci sulla Sua forza, fedeli alle proposte radicali del Vangelo annunciato con decisione e vissuto con coerenza gioiosa fino al Sacrificio.
L’opera di Don Tonino in mezzo a noi è stata un segno di grande franchezza. Partire dal Signore per annunziare il Vangelo a tutti, in modo che potesse illuminare anche gli aspetti più problematici dell’esistenza umana, non è stato mai impresa facile. Si rischia di non essere capiti nemmeno da chi ti sta vicino.

«Stendi la mano perché si compiano guarigioni, miracoli e prodigi nel nome del tuo santo servo Gesù» (I lettura).
Agli Apostoli fu dato il potere di compiere miracoli, prodigi e segni, a noi la grazia di fare di tutta la nostra vita un segno dell’infinita misericordia di Dio verso l’umanità.
L’attenzione privilegiata ai poveri, il servizio umile dell’esemplarità offerta ai giovani, l’accoglienza verso i non desiderati della società, l’accurata dedizione nel guarire le piaghe antiche e nuove della nostra umanità, sono i prodigi della carità operati da coloro che si rivolgono a Dio riconoscenti per “il privilegio di chiamar Dio col nome di Padre, e che lo invocano affinché faccia crescere in noi lo spirito di figli adottivi” (Colletta).

«Quand’ebbero terminato la preghiera, il luogo in cui erano radunati tremò e tutti furono pieni di Spirito Santo e annunziavano la parola di Dio con franchezza» (I lettura).
Ma la preghiera allo Spirito Santo continua oggi nella Chiesa. Abbiamo potuto ascoltarla anche noi, appassionata e fiduciosa.
“Spirito di Dio, fà della tua chiesa un roveto che arde di amore per gli ultimi. Alimentane il fuoco con il tuo olio, perché l’olio brucia anche.
Dà alla tua chiesa tenerezza e coraggio. Lacrime e sorrisi. Rendila spiaggia dolcissima per chi è solo e triste e povero.
Disperdi la cenere dei suoi peccati. Fà un rogo delle sue cupidige.
E quando, delusa dei suoi amanti, tornerà stanca e pentita a te, coperta di fango e di polvere dopo tanto camminare, credile se ti chiede perdono.
Non la rimproverare. Ma ungi teneramente le membra di questa sposa di Cristo con le fragranze del tuo profumo e con l’olio di letizia.
E poi introducila, divenuta bellissima senza macchie e senza rughe, all’incontro con lui perché possa guardarlo negli occhi senza arrossire, e possa dirgli finalmente: sposo mio”
(Don Tonino Bello, Omelia,19 aprile 1984).

«Rabbì, sappiamo che sei un maestro venuto da Dio; nessuno infatti può fare i segni che tu fai, se Dio non è con lui» (Vangelo).
É grande “il potere dei segni”. Esso è nelle mani di quanti hanno scelto Dio come compagno di viaggio: “nessuno infatti può fare i segni che tu fai, se Dio non è con lui”.
Sono i segni a parlare della presenza di Dio nella storia. La capacità di vederli rende la Chiesa lieta e coraggiosa e dona ai pastori una generosità forte e senza limiti.
“Noi invece amiamo riaffermare la Nostra incrollabile fiducia nel divin Salvatore del genere umano, che non ha affatto abbandonato i mortali da lui redenti. Anzi, seguendo gli ammonimenti di Cristo Signore che ci esorta ad interpretare “i segni dei tempi” (Mt 16,3), fra tanta tenebrosa caligine scorgiamo indizi non pochi che sembrano offrire auspici di un’epoca migliore per la Chiesa e per l’umanità” (Giovanni XXIII, Bolla Humanae salutis).
Libera dai segni del potere, la Chiesa stessa sarà il segno vivente e lo strumento operoso nelle mani di Gesù Cristo il Redentore dell’uomo, Colui che riconcilia gli uomini con Dio. “egli non commise peccato e non si trovò inganno sulla sua bocca, oltraggiato non rispondeva con oltraggi, e soffrendo non minacciava vendetta, ma rimetteva la sua causa a colui che giudica con giustizia. Egli portò i nostri peccati nel suo corpo sul legno della croce, perché, non vivendo più per il peccato, vivessimo per la giustizia; dalle sue piaghe siete stati guariti. Eravate erranti come pecore, ma ora siete tornati al pastore e guardiano delle vostre anime” (1 Pt 2,22-25).
La Chiesa, però, dovrà incessantemente invocare ed ascoltare lo Spirito che le parla: nella voce dei poveri, dei Pastori, nella Parola di Dio che le è affidata affinché incessantemente la ascolti, coraggiosamente e generosamente la annunci e la viva con sconfinata fiducia ed incrollabile fortezza.
Spirito Santo, dono del Cristo morente
«Spirito Santo, dono del Cristo morente, fa’ che la Chiesa dimostri di averti ereditato davvero. Trattienila ai piedi di tutte le croci.
Quelle dei singoli e quelle dei popoli. Ispirale parole e silenzi, perché sappia dare significato al dolore degli uomini. Così che ogni povero comprenda che non è vano il suo pianto, e ripeta con il salmo: “le mie lacrime, Signore, nell’otre tuo raccogli”. Rendila protagonista infaticabile di deposizione dal patibolo, perché i corpi schiodati dei sofferenti trovino pace sulle sue ginocchia di madre. In quei momenti poni sulle sue labbra canzoni di speranza» (Don Tonino).

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