Mons. Martella e Mons. Amato per la Canonizzazione di don Tonino

conclusione_processoIl 20 Aprile di quest’anno è la prima volta che a fare memoria della morte di don Tonino Bello non saranno con noi due persone che si sono impegnate in modo concreto a tener vivo il ricordo della sua vita e del suo operare a servizio della Chiesa universale e della nostra Chi
esa diocesana: S.E. Mons. Luigi Martella e don Mimmo Amato, l’uno come Vescovo della nostra Diocesi e l’altro come suo Vicario Generale, deceduti entrambi a distanza di pochi mesi.

Loro hanno promosso l’inizio della causa di canonizzazione di don Tonino Bello perché hanno creduto profondamente nella “santità” di quel Vescovo, “intrepido annunciatore del Vangelo, pastore ricco di sollecitudine apostolica, amico dei poveri, costruttore di pace”. Pertanto perchè fosse “viva la memoria di una guida così luminosa” e perché fosse evidenziata di don Tonino “l’eredità di una vita vissuta nell’amore, nella semplicità, nell’autenticità e nell’amabilità” e fosse custodito “il tesoro delle sue spinte ideali aperte alla speranza”, con tenacia hanno portato a termine la fase diocesana della causa di canonizzazione. Infatti già dal 2008 fu costituito ad hoc il Tribunale diocesano che ha operato fino al 2013.

Come è a tutti noto, fu Postulatore S.E. Mons. Agostino Superbo, allora Arcivescovo di Potenza-Muro Lucano, Vice Postulatore Mons. Domenico Amato, giudice delegato Mons. Antonio Neri, poi sostituito da Mons. Sabino Lattanzio, Promotore di Giustizia Mons. Luca Murolo, notaio don Nunzio Palmiotti, notai aggiunti, don Fabio Tangari e la dott.ssa Franca Maria Lorusso. In questi anni sono stati ascoltati come testimoni circa 80 persone (vescovi, sacerdoti, fedeli laici) che hanno riferito, su eventi e modo di vivere di don Tonino, la sua dimensione verticale nei suoi rapporti con Dio e la dimensione orizzontale dei suoi rapporti col prossimo, improntati alla carità. Sono state raccolte testimonianze di persone che hanno attribuito all’intercessione di don Tonino guarigioni “miracolose”, certificate con documenti clinici. Su quest’ultime sarà fatta una verifica ad hoc. Io che sono stato presente, per il mio ruolo di Promotore di Giustizia, all’ascolto di tutte le testimonianze, sia di persone eccellenti, sia di persone semplici del popolo, sono stato edificato e ho ringraziato il Signore che ha concesso a me e a tutti i membri del Tribunale quest’occasione di arricchimento spirituale.

La fase diocesana della causa di canonizzazione si è conclusa il 30 novembre 2013 nella Cattedrale di Molfetta, con la solenne liturgia presieduta da Sua Eminenza il Card. Angelo Amato, prefetto della Congregazione per le Cause dei Santi. In quell’occasione tutta la documentazione fu chiusa e sigillata in tre casse, di cui due sono state inviate alla Congregazione per le Cause dei Santi e una è depositata nell’archivio nella Curia Vescovile di Molfetta. Mi piace ricordare le parole con cui Mons. Luigi Martella, nostro amato vescovo, ora di venerata memoria, disse il 3 aprile 2003, commemorando don Tonino nel decimo anniversario della morte: “Mi sembrano ancora attuali e pertinenti le parole pronunciate da Mons. Magrassi durante la celebrazione esequiale del 22 aprile 1993: Ringraziamo il Signore per averci dato una testimonianza luminosa. Facciamo in modo che non si disperda nell’aria solo per un istante, come il profumo di un fiore, ma si scolpisca nel cuore. Per sempre”.

Ora tutto è all’esame della Congregazione per le Cause dei Santi e “Postulatore” su Roma è Mons. Luigi M. de Palma. La stessa Congregazione ha affidato la causa del Servo di Dio don Tonino Bello al Relatore Maurizio Tagliaferri il quale ha il compito di preparare la cosiddetta “Positio” in ordine alla conclusione definitiva. A noi resta il compito di tenere viva la memoria di don Tonino e di pregare perché ci sia donata la grazia di “vederlo tra coloro che la Chiesa addita come testimoni esemplari da imitare e venerare e il suo benefico influsso, avvertito come presenza viva e operante, continui a sostenere il cammino della nostra Chiesa e di quanti si rivolgono a lui fiduciosi nella sua intercessione.”

don Luca Murolo

(Luce e Vita n.16 del 17/04/2016)

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