Mons. Lattanzio: In ascolto fecondo

In poco più di tre anni il Tribunale conclude il suo silenzioso e alacre lavoro di ascolto dei testimoni .

lattanzioL’11 ottobre 2010, giorno in cui compivo cinquant’anni, ero pellegrino con un gruppo di miei parrocchiani presso la Santa Casa di Loreto per rendere grazie al Signore e alla sua Madre Santissima, quando fui raggiunto da una telefonata inattesa. Era il vescovo di Molfetta, mons. Luigi Martella, che mi chiedeva la disponibilità a prendere in mano la Causa di Beatificazione e Canonizzazione del Servo di Dio don Tonino Bello in qualità di Giudice Delegato, in quanto mons. Antonio Neri – che mi aveva preceduto – era stato nominato sottosegretario della Congregazione per il Clero. Pur avendo una certa esperienza in merito per aver seguito altre Cause, pensando alla grandezza del Personaggio, rimasi interdetto dinanzi a tale richiesta … ma subito mi tranquillizzai, leggendovi un “disegno superiore”. Per questo umilmente diedi la mia disponibilità, confidando nella mano di Dio che mi avrebbe condotto in questo grave compito che consisteva principalmente nell’ascoltare i testimoni che avrebbero deposto circa le virtù eroiche e la fama di santità di mons. Bello e redigere le testimonianze senza alterarle. La richiesta fu formalizzata con il Decreto di nomina firmato da mons. Martella il 4 giugno 2011.
Dal 30 aprile 2010, giorno in cui fu introdotta la fase diocesana della Causa di Beatificazione e Canonizzazione di mons. Bello, fino alla mia nomina di Giudice Delegato, erano stati ascoltati quattro testimoni. Ricevuto il nuovo mandato, senza perdere tempo, mi misi all’opera. Il primo teste da me escusso è stato l’intimo collaboratore di don Tonino, mons. Tommaso Tridente, vicario generale della Diocesi di Molfetta-Ruvo-Giovinazzo-Terlizzi.
A seguire, nel corso di 75 sessioni, unitamente agli altri membri del Tribunale, ho ascoltato 56 testimoni, tutti “de visu”: gente comune, parenti, amici d’infanzia, amici di seminario, vescovi, sacerdoti, religiosi e collaboratori intimi del Servo di Dio quand’era sacerdote e vescovo. Senza tradire il segreto d’ufficio, posso affermare che dai tasselli del mosaico del giudizio di tutti è venuto fuori un don Tonino sempre uguale a se stesso: appassionato di Gesù Cristo, del Suo Vangelo, della causa del Regno e della Sua giustizia, quindi, degli ultimi e dei poveri. Per il ruolo che ho ricoperto nella Causa in questione, ho potuto constatare di persona quanto bene si vuole ancora a don Tonino. Si tratta di fedeli e anche di persone “laiche” che, pur non professandosi credenti, vedono in don Tonino un modello di vita a cui ispirarsi. Veramente la figura di don Tonino Bello non cessa di meravigliarci. La sua testimonianza, altamente evangelica, si manifesta sempre più nella sua attualità. Sono in molti, ormai, a vedere questo nostro santo vescovo pugliese, l’antesignano di Papa Francesco che tanto entusiasmo e speranza sta dando al mondo intero. Ultimamente così si è espresso un suo simpatizzante che lo ha conosciuto in vita: “Tutto quello che ci sta dicendo oggi Papa Francesco, di uscire dai recinti, di raggiungere le periferie esistenziali, di recuperare le novantanove pecore che si sono allontanate dall’ovile e non fermarsi a ‘pettinare’ l’unica pecora rimasta nell’ovile, sentire addosso ‘l’odore delle pecore’, don Tonino profeticamente già lo ha detto e lo ha fatto da sacerdote, prima, e da vescovo, poi”.
Nel portare avanti questo compito considero di poco conto le difficoltà incontrate al pensiero di quanta ricchezza prodotta. Certo, la fatica non è stata poca! Ma, in coscienza, sento che è più ciò che ho ricevuto che quello che ho dato. Don Tonino, attraverso i suoi testimoni, mi ha arricchito, edificato e, tante volte, messo in discussione. Per questo ribadisco che la mia, più che una fatica è stata un’occasione privilegiata di crescita personale.
Spero che quanto realizzato, oltre che a mettere in luce questa autentica figura di seguace di Cristo, possa portare frutti di crescita spirituale in tanti fratelli e sorelle che si avvicinano continuamente alla sua persona.
Don Tonino Bello è stato un uomo coerente con se stesso, nei confronti di Dio e degli altri. Consapevole che “delle nostre parole daremo conto alla storia, dei nostri silenzi daremo conto a Dio”, egli non ha mai avuto paura di compromettersi fino in fondo, a costo di pagare di persona, forte del monito del Maestro Divino: “Chi vuole salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per caus mia, la troverà!” (Mt 16, 25).

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