Il Bello del Creato/8

Anche l’uso del tempo fa parte del sistema ecologico. Tale verità è inscritta nel libro della creazione laddove al vertice dei giorni è posto quello dedicato al riposo. Per questo don Tonino Bello lega strettamente il recupero della domenica, con i suoi valori, alla qualità della vita. “Tra i valori più grandi che oggi dobbiamo difendere a denti stretti, perché non ci vengano sottratti dall’allucinante onda del consumismo, c’è la domenica.
La domenica agonizza.
Forse non tanto sul piano rituale. Bene o male, la pratica religiosa della partecipazione alla messa regge ancora e, addirittura, si carica anche di consistenti significati d’impegno umano.
Ma la domenica agonizza come spazio della festa. Come luogo del raccoglimento interiore. Come momento gioioso dell’incontro gratuito con gli amici. Come temperie spirituale che facilita il dialogo, la contemplazione, la gratitudine. Come esperienza di amabilità, di partecipazione, di letizia, di reciproca accoglienza.
Oggi si corre troppo. La domenica è banalizzata. Invece che essere percepita come «primo giorno della settimana», capace di innervare cioè gli altri giorni con un soprassalto di qualità, viene percepita come «week-end», come fine della settimana, come momento in cui si bruciano, con la fiamma di distraenti evasioni, le scorie accumulate in precedenza.
Occorre ridare la domenica alle nostre città. Con tutta la quota di valori che essa annuncia e racchiude. Trionfo della vita. Primato della gioia. Astensione dal lavoro. Nostalgia di futuro. Abbandono della tristezza delle cure quotidiane. Superiorità dell’uomo sull’ambiente che lo circonda. Godimento anticipato della liberazione definitiva e totale dalla servitù dei bisogni. Esaltazione della gratuità sul calcolo e dell’oblatività pura sull’interesse. Empito entusiasta per i sogni diurni delle grandi utopie: la pace, la giustizia, la fraternità, la libertà, la nonviolenza, il perdono…
Se la Città della domenica si pone come obiettivo, la Domenica della città diventerà certamente segno e strumento di festa, luogo dove si alimenta la speranza, e fucina dove si temprano gli strumenti del servizio alla comunità. Se ne avvantaggeranno i giorni degli uomini. E sarà glorificato il Signore dei giorni” (BELLO A., Scritti 6, 345-347).
A fronte del Dio della Vita un sistema di vita contrapposto non può che essere diabolico e condurre alla morte. E’ diabolico perché crea frattura nell’uomo e tra gli uomini e tra questi e il creato alle loro cure affidato. Ed è esattamente quanto accadde nella relazione Adamo-Eva nel momento in cui, sedotti dall’illusione di poter essere come Dio, non si riconoscono più come l’uno/a per l’altra/o. è portatore di morte perché provoca un sovvertimento all’interno della creazione favorendo un degrado ecologico che porta in sé la morte. Emerge, cioè, quel percorso di anticreazione che trova spazio in molti dei progetti umani di oggi.
è possibile riavviare un cammino che ci faccia recuperare le ricchezze smarrite?
Per don Tonino è ancora possibile e tale possibilità egli la individua nella riscoperta di tre attributi che trovano in Maria di Nazaret, la più perfetta tra gli uomini, il modello a cui rifarsi per riconquistare la bellezza perduta.
Innanzitutto occorre riscoprire il valore dell’eleganza come espressione della bellezza, di una bellezza che va oltre l’estetica. Tale qualità va intesa e letta in termini di “finezza interiore” e non certo in base all’abbigliamento indossato.
L’eleganza sta nel saper esprimere con il proprio modo di essere, nel quotidiano, la gratitudine, la semplicità, la trasparenza, le tenerezza. L’eleganza, oltre che nei gesti, la si esprime con le parole, evitando il turpiloquio così come l’uso di violenza verbale nei confronti del prossimo. Eleganza è apertura all’altro e riconoscimento dell’alterità che caratterizza e definisce ogni uomo. Se c’è riconoscimento della dignità e rispetto del valore dell’altro non potrà non esserci accoglienza dell’altro, fiducia nell’altro inteso come valore e ricchezza. L’eleganza è anche una espressione dell’arte in tutte le sue varianti. L’arte è fantasia, ovvero capacità di andare oltre gli schemi. L’arte è armonia, ovvero capacità di mettere insieme e di accordare le diversità. L’eleganza non disdegna il valore estetico, ma lo supera; così come non disprezza la bellezza esteriore e la cura del corpo, ma non si ferma lì: “se voi coltivate l’arte, la bellezza, la musica, la poesia, il rapporto con l’altro, la bellezza del vostro corpo, l’eleganza della vostra persona; se voi coltivate, se avete questa cultura del vostro corpo, avrete inesorabilmente anche la cultura della vostra anima, perché la bellezza fisica, quella che ci fa spasimare quando vediamo una bella figura, una bella persona, un bel volto, l’armonia di un corpo, l’armonia della danza, quelle bellezze che ci scavano nel cuore non so bene se anfore di felicità, oppure piaghe inguaribili. Quella bellezza: la bellezza fisica, la bellezza, di una donna, la bellezza di un quadro, la bellezza di una musica, la bellezza di un tramonto, la bellezza di uno spettacolo, della natura e dell’arte, sapete che cos’è? è appena appena un ruvidissimo seme che è destinato a fiorire nei giardini del Cielo. È un seme ruvido quello che vediamo adesso. E anche il vostro corpo è un seme ruvido destinato a fiorire nella bellezza di lassù, nelle serre del Cielo”. (BELLO A., Scritti 2, 231)
L’eleganza è la strada che apre all’altro, che apre alla fiducia, reciproca, che apre al riconoscimento del valore che l’altro porta in sé e che con la sua presenza può offrire. Questo comporta la creazione di nuove modalità di relazioni: cooperazione senza invidie e gelosie, collaborazione sincera e in umiltà senza smanie di protagonismo, promozione del volontariato come contributo personale al bene di tutti.
In questa ottica si comprende come l’eleganza la si possa esprimere anche attraverso l’impegno politico vissuto come impegno per il bene comune, ossia per il bene di tutti e di ciascuno, intendendo il proprio agire come servizio all’altro, come disponibilità a vivere per l’altro, e non per usare o abusare dell’altro.
è nel mistero della Trinità che si può cogliere e leggere l’autentico significato di bellezza, ed è per questo che don Tonino spinge continuamente a guardare verso quella direzione nella quale si scorge sia l’uguaglianza sostanziale delle persone sia la fondamentale distinzione tra le stesse. Perché uguaglianza non è uniformità, non è livellamento, non è appiattimento.
Come per le relazioni interne alla Trinità, la vita dell’uomo vissuta in bellezza dovrà essere intesa come convivenza e, nello stesso tempo, proesistenza, ponendo cioè intendere la propria vita orientata al bene dell’altro, ponendo l’altro al centro. Spogli di ogni armatura, si dovrà togliere dai volti ogni maschera e favorire con la trasparenza la contemplazione dei volti. Una scelta siffatta potrà permettere all’uomo di recuperare il vero senso della bellezza intesa come cammino verso un altro e verso un oltre, aiutandolo anche a non impantanarsi, sapendo correre il rischio di imboccare coraggiosamente sentieri nuovi, ancora inesplorati, camminando con gli altri verso traguardi che talvolta possono sembrare miraggi e scoraggiare a motivo del loro continuo spostarsi.

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