Il Bello del Creato/7

Mons. Bello non ha mai affrontato in maniera organica o mediante trattazioni scolastiche l’ecologia come tema di studio, né lo ha mai inteso come problema esterno all’uomo. Eppure l’attenzione per l’ecologia è stata costantemente presente nel suo modo di pensare e intendere l’uomo. Ecologico era inteso il corretto rapporto dell’uomo con se stesso, con l’altro, con l’ambiente e con Dio. Specchiandosi nello schema sul quale il Creatore aveva disegnato il creato e la creatura l’uomo avrebbe compreso e ritrovato se stesso.
Un discorso sull’ecologia che non sia strumentale agli interessi di qualcuno dovrebbe necessariamente assumere una dimensione globale a livello di spazio, di tempo, di fini e di soggetti. Non c’è dimensione umana e relazione tra le creature che non sia ecologica. Per questo don Tonino ritiene che “Oggi non possiamo più vivere nel guscio rassicurante del nostro cortile, o isolarci nei recinti delle piazzole paesane, o chiuderci nell’ovatta sentimentale del nostro piccolo mondo antico. E non solo perché la terra è divenuta un villaggio globale, come dice Mac Luhan, al punto che ciò che accade agli antipodi è come se si fosse verificato dietro l’angolo di casa tua. Ma, soprattutto, perché ormai i problemi sono così strettamente connessi tra loro, che l’apartheid del Sudafrica ha riverberi sulla qualità della vita perfino dell’Alaska. (…)
I lutti dei popoli lontani sono lutti cittadini, anzi di famiglia. I cinquanta milioni di fratelli che ogni anno muoiono per fame interpellano pure te. I debiti colossali dei Paesi in via di sviluppo modificano anche i tuoi conti in tasca. Tutti gli oppressi dalle ingiustizie e dalle segregazioni, e tutte le vittime delle discriminazioni operate dall’oscena distribuzione delle ricchezze, chiamano te come corrèo: e non solo davanti al tribunale ultimo di Dio, ma anche davanti a quello penultimo della storia.
Lo scempio delle risorse naturali, i sacrilegi della corsa alle armi, la malignità dei loschi traffici di droga, le follie degli scudi spaziali, la violazione dei diritti umani… non possono lasciarti indifferente, anche se questi fenomeni perversi accadono lontano dalla tua stanza” (BELLO A., Scritti 6,115-116).
Pur se tutti appaiono convinti dell’alta dignità dell’uomo all’interno della natura e dell’importanza della stessa natura ai fini del bene comune, non mancano modi di pensare sorretti da ideologie idolatranti l’uomo e/o la natura che impediscono, di conseguenza, una giusta comprensione di sé e dell’altro e del rapporto dell’uomo con e nel creato. Don Tonino legge nell’omologazione che caratterizza scelte e comportamenti una delle cause che favoriscono il processo di sfaldamento dell’uomo e delle sue primordiali esigenze: “stiamo oggi assistendo allo scempio delle nostre culture.
C’è in atto una seduzione così sottile sui nostri gusti, abilmente orchestrata dagli strumenti persuasori del mercato, che stiamo svendendo per quattro soldi, antichi patrimoni della nostra civiltà contadina.
Stiamo diventando protagonisti e vittime di un tipo di sviluppo che, oltre che incompiuto, distorto e frammentato, come dicono i Vescovi nel documento «Chiesa Italiana e Mezzogiorno», è anche dipendente. Noi meridionali, cioè, stiamo accantonando i nostri modelli culturali, per assumerne altri, confezionati altrove, che saranno anche più pratici, ma non si attagliano alle nostre misure” (BELLO A., Scritti 6,345-346). Una stessa legge non scritta che omologa gli orientamenti della società, favorendone l’autodistruzione, la si può riscontrare nell’ormai acquisita priorità delle esigenze del mercato su quelle delle persone. E anche questo aspetto richiama ad una più attenta ed articolata lettura del problema ecologico. “I miti di certe leggi di mercato che alla dignità dell’uomo antepongono la produzione, e che sulla salvaguardia dell’ambiente privilegiano la salvaguardia del portafoglio, sono la più netta dichiarazione di guerra che distrugge alla radice la logica dell’alleanza” (BELLO A., Scritti 6,215).
Nell’affrontare il tema dell’ecologia, non assolutizzandolo, il Vescovo di Molfetta lo fa rientrare nel tema centrale della risposta del credente al progetto di Dio: “Quello della tutela dell’ambiente non è l’ultimo ritrovato della nostra furbizia brontolona o delle nostre strategie del consenso. Non è ammiccamento alle mode correnti. Ma è un compito primordiale che ci sovrasta come partners dello Spirito Santo, affinché la terra passi dal «Xàos», cioè dallo sbadiglio di noia e di morte, al «Kòsmos», cioè alla situazione di trasparenza e di grazia.
Tra otto giorni celebreremo la festa di Pentecoste e noi ripeteremo l’invocazione «Manda il tuo Spirito, Signore: tutto sarà ricreato, e rinnoverai la faccia della terra».
La faccia della terra.
La crosta della terra.
La pelle di questa nostra terra, deturpata dagli inquinamenti, invecchiata dalle nostre manipolazioni, violentata dalle nostre ingordigie.
Ebbene, questa pelle diventerà fresca come la pelle di un’adolescente.
E si realizzerà la splendida intuizione di Isaia che, addirittura invertendone l’ordine, aveva collegato insieme salvaguardia del creato, giustizia e pace: «In noi sarà infuso uno Spirito dall’alto.
Allora il deserto diventerà un giardino… e la giustizia regnerà nel giardino… e frutto della giustizia sarà la pace» (32, 15-17). Il deserto, quindi, diventerà un giardino. Nel giardino crescerà l’albero della giustizia. Frutto di quest’albero sarà la pace!”
(BELLO A., Scritti 4,163).
Ovviamente perché il progetto di Dio possa essere colto occorre da parte dell’uomo, il cui udito è devastato dal frastuono, la capacità dell’ascolto, motivo per il quale come premessa a qualsiasi incontro don Tonino ritiene necessari la riscoperta di una forma di “ecologia acustica senza di che è difficile trovare se stessi” (BELLO A., Scritti 2,44).
Nel parlare di ecologia il più delle volte l’attenzione di chi parla è rivolta quasi esclusivamente all’ambiente, allo spazio. Ci si dimentica che uno stile equo e sostenibile di vita esige anche un uso del tempo che possa dirsi rispettoso delle esigenze dell’uomo e dell’ambiente. Il forzato riposo al quale anche la Terra è stata sottoposta a motivo dell’epidemia del Coronavirus ha dimostrato come grazie a quella “sospensione” la Terra ha potuto recuperare un’aria più pulita, acque più trasparenti, ambienti meno inquinati. Il riposo ha prodotto nuova linfa vitale. Finanche gli animali si sono riappropriati di spazi dai quali erano stati allontanati.

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