Il Bello del Creato/1

a cura di don Ignazio Pansini

Il mondo intero è rimasto affascinato dall’agire di una ragazza appena adolescente, Greta Thunberg, capace di porre il suo interesse per la salvaguardia della Terra all’attenzione dei Potenti di questo mondo. Universale è stata la risposta al grido di allarme di questa attivista svedese.
Prima che la Thunberg iniziasse i suoi sit-in dinanzi al parlamento svedese, Papa Francesco, con l’Enciclica Laudato si’, rifacendosi al poverello di Assisi, analizzava e denunciava le conseguenze disastrose di un uso scorretto della Terra e delle risorse messe dal Creatore a disposizione delle creature.
Ma si sa, la parola del Papa è buona solo quando risponde alle attese di chi le ascolta. Altrimenti sono dei “vuoti a perdere”. Questo atteggiamento troppe volte rischia di essere tradotto in modus operandi anche da tanti buoni cristiani. Perché la Parola di Dio alla quale il Papa si richiama non fa audience.
Nell’enciclica il Vescovo di Roma evidenzia come sia sotto gli occhi di tutti la protesta della terra “per il male che le provochiamo, a causa dell’uso irresponsabile e dell’abuso dei beni che Dio ha posto in lei. Siamo cresciuti pensando che eravamo suoi proprietari e dominatori, autorizzati a saccheggiarla. La violenza che c’è nel cuore umano ferito dal peccato si manifesta anche nei sintomi di malattia che avvertiamo nel suolo, nell’acqua, nell’aria e negli esseri viventi” (n.2).
La “casa comune” dell’umanità oggi grida ancora più forte il suo dolore e fa sentire la sua protesta per i maltrattamenti subiti da parte di chi avrebbe dovuto tutelarla e gustarne i benefici frutti.
Pur messo a disposizione di tutti e di ciascuno, nessun uomo può vantare un titolo di proprietà sull’ambiente, bene dato in uso all’uomo. “È un prestito che ogni generazione riceve e deve trasmettere alla generazione successiva” (n.159). Ne consegue una domanda che orienta la riflessione offerta dall’enciclica: “Che tipo di mondo desideriamo trasmettere a coloro che verranno dopo di noi, ai bambini che stanno crescendo? Questa domanda non riguarda solo l’ambiente in modo isolato, perché non si può porre la questione in maniera parziale. Quando ci interroghiamo circa il mondo che vogliamo lasciare ci riferiamo soprattutto al suo orientamento generale, al suo senso, ai suoi valori” (n.160). Nasce da questa domanda il bisogno di rivedere il concetto di ecologia superando una sua lettura parziale e superficiale legata alla conservazione solo del territorio, del “verde”. Appare invece necessario un approccio più complesso e completo che si può cogliere già nella visione con la quale il santo di Assisi si poneva dinanzi alla natura. Oggi si fa sempre più riferimento ad una “ecologia integrale”, approccio che richiede una “apertura verso categorie che trascendono il linguaggio delle scienze esatte o della biologia e ci collegano con l’essenza dell’umano” (n.11). Non c’era solo ammirazione nell’atteggiamento di Francesco, non c’era romanticismo, ma “relazione” con ogni creatura perché in ciascuna egli scorgeva l’unica fonte di vita, sia pure espressa con differenti modalità, che sosteneva l’intero universo. Un legame affettivo unisce ogni creatura, per questo in ognuna il santo di Assisi coglieva la presenza di fratello o di una sorella. Tra tutte le opere del Signore c’è un legame di familiarità. Dal momento che tutto ciò che ci circonda e di cui l’uomo fa uso è intimamente connesso, una ecologia integrale che risponda ai bisogni dell’uomo nella sua interezza e complessità deve comprendere chiaramente le dimensioni individuali e sociali, etiche e politiche, ambientali ed economiche, tecnica e scienza. Nessuna branca del sapere umano può ritenersi esclusa dalla riflessione e dall’impegno orientato a salvaguardare i luoghi, i tempi e le differenti modalità con cui la vita esprime se stessa.
Una ecologia integrale non distoglie l’attenzione dai legami e dalle relazioni, così come non distoglie l’uomo dalla comprensione di se stesso nelle sue dinamiche sociali, anche nel rapporto con il suo corpo che va rispettato per quello che è e per il significato del suo ruolo. “In questa linea, bisogna riconoscere che il nostro corpo ci pone in una relazione diretta con l’ambiente e con gli altri esseri viventi. L’accettazione del proprio corpo come dono di Dio è necessaria per accogliere e accettare il mondo intero come dono del Padre e casa comune; invece una logica di dominio sul proprio corpo si trasforma in una logica a volte sottile di dominio sul creato. Imparare ad accogliere il proprio corpo, ad averne cura e a rispettare i suoi significati è essenziale per una vera ecologia umana. Anche apprezzare il proprio corpo nella sua femminilità o mascolinità è necessario per poter riconoscere sé stessi nell’incontro con l’altro diverso da sé” (155). Si comprende, allora, come “un vero approccio ecologico diventa sempre un approccio sociale” (n.49) e, anzi, è lo stesso discorso ecologico ad assumere rilevanza “sociale” coinvolgendo il singolo, la comunità locale e finanche quella mondiale. In tal modo l’ecologia integrale smaschera i limiti di un ecologismo settoriale e parcellizzato, limitato ad alcuni ambiti e prodotti, o come quello proposto in maniera crescente dal mondo della moda. Questo mondo affascinante, orgoglio dell’economia italiana, dopo aver raggiunto livelli altissimi di inquinamento del mondo – è il secondo responsabile, dopo il petrolio – a causa dell’uso di tinture fortemente inquinanti per le sostanze tossiche contenute, per l’eccessivo consumo di acqua, per l’abbattimento di milioni di alberi al fine di ottenere viscosa dalla cellulosa, oggi sembra volersi riscattare rifugiandosi nella “green fashion”.
Per il Papa il concetto di ecologia integrale “è inseparabile dalla nozione di bene comune, un principio che svolge un ruolo centrale e unificante nell’etica sociale. È «l’insieme di quelle condizioni della vita sociale che permettono tanto ai gruppi quanto ai singoli membri di raggiungere la propria perfezione più pienamente e più speditamente»” (n.156).
Investendo la vita quotidiana di ogni singolo uomo, una attenzione particolare va riservata agli ambiti ed ai luoghi attraversati dall’uomo, ovvero all’ambiente urbano e alle dinamiche che ivi si realizzano. Pertanto uno sviluppo autentico presuppone un miglioramento integrale della qualità della vita umana, così come esige un approccio tutto nuovo nei confronti delle ingiustizie e, prima fra esse, delle povertà.
La qualità di un mondo che sia rispondente alle esigenze di una ecologia armoniosa non può fare a meno dell’etica. Infatti dall’abbassamento degli orizzonti etici deriva non solo il degrado umano che porta alla violenza, al malessere diffuso, all’uso di sostanze psicoattive, allo straniamento nelle relazioni, ma scaturisce anche una regressione culturale, ed educativa. Con queste premesse viene favorito un percorso che porta all’allontanamento da sé e in tal modo cala il livello del rispetto di sé e dell’ambiente.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *