Don Tonino aveva incontrato il Risorto

OMELIA di MONS. DONATO NEGRO PER IL V ANNIVERSARIO DELLA MORTE DI MONS. ANTONIO BELLO

«La moltitudine di coloro che erano venuti alla fede aveva un cuor solo e un’anima sola…».

fotovescovoQuesta fu l’esperienza fortissima alle origini della Chiesa: in comunità cristiana sentiva di nascere intorno all’Eucaristia; la Parola li aveva convocati, ma era la «frazione del pane» che li riuniva e che faceva di essi un cuor solo e un’anima sola.

Intorno all’altare, in comunità sentiva di essere anch’essa un solo pane formato da molti chicchi sparsi prima nei campi (cf Didachè 9, 4). «In questo pane — scrive S. Agostino — vi viene inculcato come coltivare la carità. Quel pane non risulta da un solo chicco; c’erano molti chicchi di frumento, ma prima di diventare pane erano separati; sono stati impastati con l’acqua dopo essere stati macinati. Voi pure siete stati come macinati in precedenza, per mezzo del digiuno e dell’umiliazione; a ciò si è aggiunta l’acqua del Battesimo; siete stati come aspersi per prendere forma di pane. Ma non c’è ancora un vero pane senza fuoco. Che significa il fuoco? È il crisma, l’olio the simboleggia lo Spirito Santo, il nostro fuoco. All’acqua del Battesimo si è aggiunto dunque il fuoco dello Spirito Santo e siete divenuti pane, cioè corpo di Cristo» (Serm. 227).

Ecco come si fa presente il corpo di Cristo che è la Chiesa intorno all’altare. Oggi, memoria del «dies natalis» di don Tonino anche noi siamo riuniti come comunità ecclesiale che trova la sua massima espressione sacramentale nell’Eucaristia.

La comunione della Chiesa ha il suo punto fontale e il suo vertice nella comunione eucaristica. Qui la Chiesa celebra il suo stesso mistero, perché quanti partecipano di un solo pane e di un solo calice diventano «uno in Cristo». La ragione d’essere del nostro essere Chiesa è, dunque, l’Eucaristia.

E l’Eucaristia è il Risorto che si fa per noi compagno di viaggio lungo il cammino per condurci nel suo Regno. Lo aveva compreso chiaramente don Tonino che scriveva: «L’amore di Dio è diventato sorriso umano. L’Eucaristia è un atto di benevolenza di Gesù; noi camminiamo e Lui si fa compagno di viaggio. Eucaristia è il risorto da incontrare. E quando si incontra il risorto lo si contempla, si cade in adorazione. Lo si ama, si entra in comunione con Lui ».

Sì, don Tonino aveva incontrato il Risorto. Gli aveva fatto fare irruzione nella sua vita, si era lasciato afferrare da Lui. Ne aveva fatto il centro di gravità permanente dei suoi pensieri, del suo cuore, del suo impegno di sacerdote e di Vescovo. Il Risorto era il suo unico vero grande amore, ‘unico per cui valesse la pena vivere e morire. Parlava di Lui con accenti di innamorato: «Quanta tenerezza! Toccare Gesù, sfiorarlo con l’emozione di una carezza, cingerlo in abbracci di abbandono, entrare in relazione con Lui, entrare nella sua vita!».

Questo grande amore per il Signore gli faceva scorgere il senso ultimo delle cose. Attraverso le ferite del corpo trasfigurato intravedeva le luci di un mondo nuovo e parlava di «lacrime prosciugate, di sorgenti del pianto essiccate, di collocazione provvisoria della croce, di riduzione d’orario che delimitano il fiume delle lacrime umane, di rimozione forzata di tutte le croci che sembrano antenne piazzate per farci udire la musica del cielo…».

Si era lasciato afferrare dall’onda di Gesù Cristo e la seguiva. La sua era una sequela fatta di ascolto, di preghiera, di sacrificio. Percepiva la sua missione di Vescovo come «inviato del Risorto, incaricato di svegliare l’aurora che già dorme nel cuore della gente». Ma per poter annunciare, si poneva in ascolto in ginocchio, assaporava il gusto della preghiera lunga, fatta di abbandono e di stupore davanti al Pane spezzato, centro della comunità e della missione.

Egli davanti al tabernacolo trascorreva molte ore della notte. Aveva sistemato in cappella un tavolino, delle mensole su cui aveva posto i libri che consultava più spesso, una lampada da studio, dei fogli bianchi… Era solito scrivere là: le omelie, gli articoli, le lettere pastorali, prendevano forma e sapore davanti all’Eucaristia. Era come attingere direttamente alla fonte, sintonizzare il suo cuore e i suoi pensieri con quelli del Signore, interpretarli, trascriverli per la sua gente.

E davanti a quel Pane, don Tonino riceveva quella forza prorompente che gli faceva esclamare «L’Eucaristia è uno scandalo da vivere fino in fondo; se non cambia il mondo è inutile celebrarla. E che la testimonianza della sua vita andasse in questa direzione è fuori dubbio.

Alla mensa della Parola e del Pane faceva il pieno di speranza per poi spargerla a piena mani tra la sua gente. Andava incontro al suo Signore con gli occhi rivolti verso le realtà future. Percepiva con inquietudine lo scarto esistente tra il già e il non ancora. Aveva in capacità profetica di affliggere i consolati dalle proprie sicurezze, di essere spina nel fianco, coscienza critica… E tutto questo non per giudicare o condannare, ma per far luce, per restituire, perché… «l’incontro con il Risorto è libertà; la domenica è il giorno della libertà; la domenica bisognerebbe stare in piedi: è il giorno di Cristo Signore».

E di quel Cristo Risorto don Tonino è stato testimone appassionato e credibile, fino alla fine. È nel cuore di tutti l’espressione dolcissima di quell’ultimo giovedì santo, in una cattedrale gremita di fedeli e di pianto: «Non bisogna avere delle lacrime. Non contristate la vostra vita. Davanti al Risorto non è lecito stare se non in piedi».

E lui, don Tonino, è restato in piedi, confitto ma non sconfitto. La morte lo ha colto con le vesti bianche della letizia pasquale, pronto per la domenica senza tramonto, per la festa senza fine che con tanta nostalgia aveva pregustato nella vita, attraverso gli umili segni del Pane e del Vino.

Alla vigilia del Congresso Eucaristico Diocesano lasciamoci rinnovare dalla forza dell’Eucaristia che è il Cristo Risorto nella nostra vita oggi, sintesi del nostro passato e del futuro che ci attende, come compito e come speranza.

Cattedrale, 20 aprile 1998

+DONATO NEGRO, Vescovo

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