Convegno regionale del 20 aprile 2010: don Tonino, pastore della vicinanza e della speranza

sentinelle«Sentinelle del mattino – I giovani alla scuola del servo di Dio Antonio Bello» è stato il tema del convegno svoltosi martedì 20 aprile presso l’Auditorium Regina Pacis di Molfetta. L’evento ha preceduto di pochi giorni la prima sessione pubblica del processo di beatificazione di Mons. Bello ed è stato promosso dal Servizio Regionale di Pastorale Giovanile, espressione della Conferenza Episcopale Pugliese, in collaborazione con la nostra diocesi, per presentare e ‘riconsegnare’, a 17 anni dalla sua morte,  la figura di questo vescovo straordinario ai giovani di oggi.

Il convegno è stato aperto da un saluto fatto pervenire da Mons. Giovanni Giudici, presidente nazionale di Pax Christi, impossibilitato a partecipare a causa dei disagi nel traffico aereo; egli nel suo messaggio ha messo in luce la coraggiosa scelta di don Tonino di «abitare il mondo e attraversare la città», scelta che ha caratterizzato la sua vita e il suo ministero. È seguito l’intervento di Mons. P. M. Fragnelli, vescovo di Castellaneta e vescovo delegato per la Pastorale Giovanile in Puglia, che ha sottolineato la necessità di recuperare il messaggio autentico di don Tonino, troppo spesso invece legato a slogan accattivanti, ad annessioni faziose, a riduzioni personali e affettive. «Io ho una bella notizia, io l’ho incontrato!», è questa la gioia che l’amato vescovo durante tutta la sua esistenza ha voluto trasmettere agli altri, è la certezza dell’incontro con Gesù, amore assoluto, che lo ha sempre guidato.

L’esortazione conclusiva di Mons. Fragnelli è un invito a «resettare» il nostro sistema di vita e a consegnarlo al «tecnico di fiducia» così come ha fatto don Tonino immergendosi totalmente nella Parola di Dio. Presente anche don Nicolò Anselmi, direttore nazionale del Servizio di Pastorale Giovanile, che pur non avendo conosciuto personalmente Mons. Bello, è stato affascinato ugualmente da lui e dal suo operato. Don Nicolò ha ricordato che «l’educazione non è un concetto astratto, ma ha bisogno di educatori e rievocare figure educative come quella di don Tonino può fare sicuramente bene alle nuove generazioni». Successivamente Mons. Luigi Martella, dopo aver dato il suo benvenuto, ha evidenziato la capacità comunicativa di questo esemplare servo di Dio soprattutto nei confronti dei giovani e la fortuna di essere custodi di un patrimonio così prezioso, quale il ministero di un vescovo indimenticabile che dovrà continuare ad illuminare e ispirare le giuste strategie per rendere sempre vivo e vitale il dialogo con i giovani.

Centrale la relazione di don Domenico Amato, vice postulatore della causa di beatificazione, che ha richiamato le attenzioni  fondamentali del progetto pastorale di don Tonino citando alcuni dei suoi scritti: la santità come compimento della testimonianza e della speranza, il rispetto vero dell’altro, il riconoscimento della dignità di ogni essere umano, il rifiuto di ogni violenza, l’impegno a favore di un mondo più libero e giusto, l’importanza della preghiera. Don Mimmo ha rivolto il suo intervento principalmente ai giovani, primi protagonisti dell’azione pastorale, «grossa riserva di speranza» agli occhi di don Tonino che criticava profondamente la cultura del suo tempo orientata invece a blandire il mondo giovanile. Ha sottolineato, alla luce del progetto pastorale di Mons. Bello, la necessità di dare ai giovani quei «valori di cui sentono urgente bisogno», affinché possano essere testimoni nei confronti dei loro coetanei «dopo aver fatto il pieno di luce davanti al Signore», poiché è proprio su questo primato di Dio, di cui ciascuno deve fare esperienza, che don Tonino indica ai giovani una traccia sicura di formazione.

Una breve rappresentazione a cura dei giovani della diocesi di Molfetta ha messo in luce la funzione di guida che questo vescovo ricopre tutt’oggi nel cammino di crescita umana e spirituale di molti e la sconvolgente attualità del suo messaggio profetico. Commovente la conclusione con un video nel quale egli rivolge un invito a scendere in campo, a non restare alla finestra a guardare, ma ad essere protagonisti a costo della pelle e della vita: «Spendetevi per questi ideali! Auguri!».
Infine un intervento a tre voci, fatto da tre ‘giovani di don Tonino’, ormai adulti: don Vito Bufi, Gino Sparapano e Angela Paparella. Il loro racconto, intervallato da video con interviste e testimonianze, si è sviluppato entro una cornice composta da quattro elementi cardine della sua azione pastorale: la relazione, il dialogo, l’intenzionalità educativa, la testimonianza.

Da tutti i racconti è emersa la sua abilità nell’utilizzare un linguaggio che andasse oltre le parole, un linguaggio fatto di gesti, di espressioni, di sguardi, di sensi; la sua genialità nel creare giochi di parole che donavano grande forza ed efficacia alle parole stesse; la sua umiltà nel porsi non come maestro ma come discepolo desideroso di mettersi in ascolto dei giovani e di imparare da essi; la sua sensibilità nel rivolgersi ai giovani non come ad una massa indistinta, ma mostrando interesse per la vita di ciascuno senza formalismi di circostanza, facendoli così sentire valorizzati; il suo saper dire grazie; la sua attenzione nei confronti dei lontani; la sua voglia di trovare punti in comune con tutti, anche con chi era profondamente diverso per cultura, religione, estrazione sociale; la sua simpatia; il suo saper essere compagno di strada; la sua instancabile operatività; la voglia di sognare e far sognare; e soprattutto la capacità di donare speranza.

La serata si è conclusa con una partecipatissima veglia di preghiera presso la parrocchia Madonna della Pace, presieduta da Mons. Luigi Martella, durante la quale sono stati letti stralci tratti da alcuni scritti di don Tonino. Il nostro vescovo si è soffermato inoltre, durante la sua omelia, sull’immagine di Mons. Bello quale grande pastore della Chiesa locale, l’ha definito «pastore della vicinanza e della speranza», poiché come il pastore dà la vita per le sue pecore anche lui ha fatto altrettanto. L’appuntamento, vissuto in maniera intensa da tutti i partecipanti, ha risvegliato tanti ricordi e tanta nostalgia, ma si spera non solo questo, l’augurio infatti è quello di continuare a raccogliere l’eredità di don Tonino e a rispondere concretamente alle sfide che ha lanciato: «Vi auguro che non stiate mai in testa né in coda, ma possiate stare in mezzo al popolo come Gesù!».

Francesco Polacco

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