A imitazione del Padre Misericordioso


«Signore, mostraci il Padre» (Gv, 14, 9)

negro_dimolfettaCarissimi,

il nostro ritrovarci in Cattedrale per celebrare il sesto anniversario della morte dell’amato e venerato vescovo don Tonino, sta a dire non solo che vogliamo ricordarlo con affettuosa riconoscenza, ma soprattutto che desideriamo approfondire ulteriormente gli insegnamenti che ci ha dato con la vita e con il la fede.

E la memoria di don Tonino cade quest’anno alla vigilia del Duemila, mentre stiamo meditando sul nostro cammino verso il Padre, sul ritorno al Dio vivente e vero, a colui che ci ha dato la vita, che ci ha amati per primo, che ci attira a se.

GESÙ VIA AL PADRE

In questo cammino di ritorno al Padre — ci ha detto oggi l’evangelista Giovanni — colui che ci precede è il Signore Gesù. La via al Padre è la verità di Gesù e la vita di Gesù. In realtà Gesù è il Rivelatore del Padre con tutta la sua persona: con i gesti e con le parole, con i fatti e i segni che compie. «Egli e l’immagine di Dio. (2 Cor 4, 4); è «irradiazione della sua gloria ed espressione del sud essere» (Eb 1, 3). Egli è il visibile dell’invisibile, il riflesso del Padre.

Il dialogo del Maestro con Filippo, all’ultima Cena, proclama proprio questa verità sublime (Gv 14, 7 ss). Gesù infatti qui proclama la mutua e profonda immanenza tra il Padre e il Figlio: questi vive del Padre e viceversa; perciò chi conosce Gesù, conosce anche il Padre. «Chi vede me, vede colui che mi ha mandato. (Gv 12, 45).

E Clemente di Alessandria ama parlare di Cristo quale «volto di Dio». Gesù è totalmente abitato dall’amore e dalla presenza del Padre che al solo vederlo ci appare il mistero del Dio invisibile. E in quel volto che Dio, si esplicita come Padre onnipotente e buono, ricco di tenerezza e di misericordia, che segue con amore inaudito i suoi figli.

Il Padre e il Figlio nella loro gloria si accompagnano a noi per sostenerci e guidarci fino all’ultimo giorno. In mezzo alle delusioni e alla tristezza, una mano si stende verso il nostro procedere incerto sulle sabbie mobili: è la mano divina che ha i tratti umani di Gesù ma ha la forza e il calore di Dio «perché chi ha visto me, ha visto il Padre… Io sono nel Padre e il Padre in me» (Gv 14, 9.1 1).

IL MISTERO DELLA PATERNITA’ DI DIO IN DON TONINO

La relazione di don Tonino con Dio Padre era segnata d’amore indiviso, di abbandono disteso, di fiducia serena, di fedeltà totale. Il Dio di don Tonino non era il Dio della filosofia, il Dio della dialettica o dei sillogismi: diceva che questo Dio, una volta raggiunto, non scaldava neppure. Per lui non era prevalentemente sul terreno razionale e astratto che si poteva incontrare Dio, ma sul terreno storico, esistenziale. La sua era una catechesi appassionata, che faceva vibrare le corde del cuore. «Il nostro è un Dio devastato dall’amore. Un Dio che nello sforzo di cercarci, di venirci a trovare, si è seduto stanco, sulla spalletta del ponte, stanco, con i piedi affaticati. È un Dio cacciatore perché innamorato. Il nostro non è un Dio antipatico, senza passione; è un Dio patetico, nel senso che soffre, anzi, è un Dio simpatico, perché soffre con l’uomo. È un Dio sempre in agguato, un Dio che ci tende mille trappole di tenerezza, un Dio che scava negli abissi della nostra nostalgia, un Dio che tiene alle risposte d’amore, un Dio che disegna il nostro volto sulle palme delle mani, un Dio che dice “non ti dimenticherò mai”; ho scritto t’amo, non come cantavano le vecchie canzoni, sulla sabbia, ma sulla roccia e il vento non lo porterà mai via con sè».

Con tenerezza di Padre, inteneriva coloro che gli si accostavano nell’affascinante splendore della fede vera, invitando tutti a puntare gli occhi sul volto di Dio per divenire luminosi. Le sue erano esortazioni continue a lasciar dilagare la gioia nel cuore, a non spegnere mai il sorriso sulle labbra, a non permettere a nessuna delusione della vita di offuscare «il lampeggiamento degli occhi che hanno contemplato volto di Dio».

Viveva nel suo presente, ma così proiettato in un futuro luminoso da assaporarne tutta la gioia dell’abbandono nel cuore del Padre: «Lui non ci dà mai la carta topografica dell’itinerario: giorno per giorno ci fa capire dove dobbiamo andare. Non leghiamo la vita agli ormeggi solidi della banchina del porto, ma a un pezzo di legno che ha la dimensione del Vangelo e la forma della croce. Siamo disposti a firmare questa cambiale in bianco?»

Con lui anche le realtà più cupe si illuminavano di luce nuova, vedeva sempre l’oltre delle cose e non era mai un fosco e rabbuffato. Era convinto che qualunque fosse stata la nostra vicenda umana, i nostri giorni comunque avrebbero camminato verso il Regno, perché quello è il nostro traguardo e a quello orientiamo i nostri passi, con amore e trepidazione.

Credeva con tutto se stesso che ogni uomo e destinatario dell’amore unico di Dio, che «il Signore e con tutti noi, non ci abbandona mai, neanche quando sperimentiamo la desolazione dell’abbandono, o l’amarezza della solitudine; anche quando facciamo l’esperienza di tutte queste cose incredibili che la vita ci porta davanti, il Signore non ci abbandona mai».

IMITARE IL PADRE DELLA MISERICORDIA

Commentando la trepidante tenerezza del padre nel gesto di accoglienza del figlio scapestrato, immaginava che egli dicesse ponendogli una mano sulle labbra: «Adesso basta, non dire altro; non ho bisogno della tua confessione, dei tuoi elenchi; avevo previsto i tuoi errori e ti ho atteso per tanto tempo». E concludeva: «Così è, il perdono del Signore: è gratuito, non devi pagare nessun pedaggio». Ed egli stesso era segno della gratuità della sollecitudine paterna di Dio: anticipava tutti gli altri all’appuntamento del perdono, bussava per primo a una porta anche quando l’offeso era lui, non rimandava mai al domani un incontro di pace da concludere l’oggi, non permetteva a nessuno di stare sulla brace, liberava dal disagio, giocava sempre d’anticipo nelle partite della misericordia.

L’abbandono tra le braccia del Signore don Tonino l’ha vissuto fino alla fine, quando ormai si era reso conto che scendeva la sera, la notte si avvicinava e il Regno era vicino.

Allora più che mai è divenuto cantore della paternità di Dio: «Il Signore ama essere circondato dalla tenerezza del nostro cuore, perché lui ci è veramente amico, ci chiama per nome, ci conosce. È il primo che al mattino ci dice “Buon giorno! Apri la finestra, s’è fatto tardi!”. È il primo che ci sveglia e l’ultimo che viene a rincalzarci le coperte, l’ultimo che ci sfiora la fronte baciandoci e dicendoci: “Buona notte! A domani!”». Lasciate fare a Dio. Abbandonatevi a Lui. Tu che soffri, sii felice di farlo, è la volontà sua. Possa accadere tutto quello the Lui vuole, non importa. Quando c’è Lui, “nada me falta”, nulla mi manca, diceva Santa Teresa d’Avila. Se c’è Lui, anche se dovessi andare in una valle oscura, anche se sono preso da un tumore che mi distrugge… nulla mi manca, nulla mi spaventa».

Nell’anno dedicato al Padre, prima del Grande Giubileo, don Tonino sembra voler affidare a ciascuno un messaggio: «Fidatevi di Dio. Se ci guasta i progetti, non ci rovina la festa; se disturba i nostri sonni, non ci toglie la pace. E una volta che l’avremo accolto nel cuore, anche il nostro corpo brillerà della sua luce».

E questa sera, mentre preghiamo per lui, invochiamo la pace di Dio su di noi, sui Balcani, sull’intera società. Chiediamo al Signore «pace e serenità interiore per intercessione di Maria, donna della pace», e del nostro amato Vescovo don Tonino che, ne siamo certi, non smette di pregare per noi e per i poveri del mondo.

Cattedrale, 20 aprile 1999

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