UNO STILE DI POVERTA’

Postulazione don Tonino image-biografy-page (22)Prima della teorizzazione, c’è il vissuto povero di Mons. Bello. Egli incontra i poveri personalmente, gira per le strade della città, va alla stazione, incontra i barboni. Non si limita alla compassione, vuole dare loro dignità. La notte di capodanno decide di portare alcuni barboni al ristorante per festeggiare con loro l’arrivo del nuovo anno, ma si rende conto di come sia difficile far accettare la dignità umana dai benpensanti. Dopo averli caricati in macchina e convinti a stare con lui va da diversi ristoranti che si rifiutano di accogliere il Vescovo con i suoi “amici”, anche pagando prima. Non vogliono accogliere quella compagnia per paura di far scappare gli altri clienti. È il perbenismo imperante, al punto che i barboni decidono di ringraziare il Vescovo per la sua buona intenzione e di ritornare al proprio posto alla stazione. Ma il Vescovo, si sente umiliato e insiste e alla fine trova chi è disposto ad ospitarli. Continuerà in questo cammino e farà dei poveri i suoi amici: Antonio il pescatore, Giuseppe l’avanzo di galera, l’ubriaco di Bari.

Poi prenderà coscienza della situazione degli immigrati stretti in stanzoni fatiscenti, rifiutati da tutti. Andrà a trovarli nei loro tuguri in campagna. Sosterrà l’iniziativa della parrocchia della S. Famiglia di Ruvo che si prodigherà per l’accoglienza agli immigrati. Vorrà fare egli stesso l’esperienza della povertà quando ritrovandosi senza soldi all’aeroporto andrà a chiedere un prestito per il biglietto aereo, ma sarà scacciato via.
Insegnerà questo stile di povertà con l’esempio quando, chiamato nelle scuole e ricevendo delle offerte (Liceo Classico Molfetta), chiederà alla preside il permesso di portare con sé due studenti per consegnare la somma ricevuta ad una famiglia povera e così farà rendere conto direttamente e in presa diretta dove si annida la povertà a Molfetta.

Infine, dirà che la povertà è un itinerario che si impara. Ed egli nel tempo continuò a spogliarsi di tutto, e non fece mai mancare ad alcuno il sostegno. A chi gli diceva di non essere ingenuo nel dare soldi, rispondeva che il povero che chiede è Cristo e non possiamo cacciare Cristo che bussa alla nostra porta.
Su questo versante egli parlerà di convivialità delle differenze e si impegnerà per la promozione della Caritas in ogni parrocchia della Diocesi. Aprirà Centri di Accoglienza e sarà sempre in prima linea nei momenti più difficili, come lo sbarco degli Albanesi sulle coste pugliesi.