L’EUCARESTIA AL CENTRO

È ormai noto a tutti che Mons. Bello, negli anni dell’episcopato, aveva posto il suo tavolo da lavoro, dove scriveva lettere, elaborava scritti, componeva discorsi e omelie, nella Cappella dell’Episcopio, nella costante presenza eucaristica. Tale scelta non è dettata da motivi contingenti, ma da veri e propri motivi di natura spirituale. Il suo lavoro, il suo impegno, il suo ministero trovano fondamento, slancio, comprensione, conforto, fiducia solo nell’Eucaristia. Da lì tutto parte e tutto converge. In questo don Tonino non fa altro che tradurre in prassi il principio della Sacrosanctum Concilium che vede nell’Eucaristia la fons e il culmen della vita cristiana.

L’altra considerazione riguarda la matrice del suo pensiero. Chi ha la pazienza di scorgere gli scritti di Mons. Bello, da quelli pastorali a quelli mariani, da quelli teologici a quelli sulla pace si renderà conto della “costante eucaristica“. Dall’Eucaristia, e in maniera esplicita, don Tonino fa scaturire la prassi ecclesiale. Per cui veramente per il Vescovo l’Eucaristia è forma ecclesiae, nel senso che la fede ecclesiale e la prassi comunitaria nascono e si nutrono dell’Eucaristia. Si veda il costante e reiterato riferimento ai testi scritturistici della istituzione dell’Eucaristia, della lavanda dei piedi e del miracolo della moltiplicazione dei pani e dei pesci.

Inoltre, nel suo magistero episcopale si scopre un profondo radicamento cristologico e trinitario, anche quando parla di pace. E da questi riferimenti teologici egli fa scaturire tutta la sua riflessione etica. Una riflessione maturata nella preghiera. Egli infatti passava molto tempo al mattino nella cappella dell’Episcopio a pregare. E quando doveva preparare le omelie, passava del tempo nella notte in preghiera, come lui stesso racconta a proposito delle omelie per la Messa Crismale.

A tal proposito non bisogna dimenticare che, se Mons. Bello era un ottimo oratore, capace di incollare per ore la platea al suo eloquio, nel contempo era meticoloso nella formulazione dei suoi scritti che egli meditava a lungo e rivedeva nella forma parola per parola. Ma, soprattutto, è significativo che ogni suo pensiero è maturato davanti all’Eucaristia. Nell’Episcopio c’è la cappella privata del Vescovo, e anche se egli raramente vi celebrava la Messa (quando non aveva impegni particolari, preferiva recarsi a sorpresa nelle Parrocchie della Diocesi per celebrare la Messa feriale con la gente che trovava), volle sempre la presenza eucaristica. All’inizio i primi tre-quattro anni si raccoglieva in preghiera al mattino e la sera e, poi, dopo si sedeva alla scrivania o al computer per scrivere nel cuore della notte. Poi trasferì il suo banco di lavoro direttamente in cappella, così che ogni suo pensiero maturava nella contemplazione eucaristica.