LA MALATTIA E LA MORTE

Postulazione don Tonino image-biografy-page (25)La malattia lo colse in maniera improvvisa. Egli non si scoraggiò e dopo essere stato operato allo stomaco una prima volta, torno al suo ritmo pastorale. Poi il male riprese tutta la sua virulenza e a nulla valsero le cure. Egli fece del suo letto di dolore un  «altare scomodo» da cui continuò ad esortare, a incoraggiare, a stare a fianco del suo popolo, che aveva amato fin dal primo momento e che adesso continuava a servire. Debilitato nel corpo, il suo spirito era più vivo e sensibile che mai. Chi ha avuto la possibilità in quei giorni di avvicinarlo conserva come una reliquia un suo gesto, una sua parola, un suo silenzio.

Mons. Bello, però, oltre a questo diuturno contatto con le persone che chiedevano di visitarlo, non dimenticò il suo speciale contatto con la gente, con i suoi fedeli, col suo popolo. E così ha continuato fino all’ultimo a tessere la trama del suo colloquio d’amore con la sua Diocesi. E sia pur a fatica ha scritto, e negli ultimissimi giorni dettato, i suoi messaggi, le sue lettere pubbliche, i suoi discorsi.
La sua ultima apparizione pubblica in Cattedrale avvenne il Giovedì santo durante la Messa Crismale. Posto su di una carrozzella e sollevato di peso volle farsi condurre in Cattedrale tra il suo presbiterio e la sua gente. Aveva quasi bisogno di quel contatto fisico con la sua chiesa. Rimase sul presbiterio per tutto il tempo della Messa Crismale, e alla fine volle prendere la parola. Parlò a braccio e tutti sapevano che quello era il testamento che il Pastore stava consegnando al suo gregge. Poi affaticato fu ricondotto nella sua stanza in episcopio, stanza che non lasciò più.

La gente della sua Diocesi lo amava e lui amava la gente.

È morto a Molfetta il 20 aprile 1993. I funerali, celebrati sulla piazza antistante l’antico Duomo, furono seguiti da una folla innumerevole di persone giunte da tutta l’Italia. Il suo corpo fu traslato e tumulato nel cimitero di Alessano, dove tuttora riposa.