GLI STUDI E LA TESI

Postulazione don Tonino image-biografy-page (7)Durante gli anni di permanenza nel seminario di Ugento decise di completare i suoi studi iscrivendosi al corso di laurea in filosofia presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’università di Lecce. Da subito, però, nacque una contesa fra don Antonio Bello e l’Università di Lecce: l’oggetto era il mancato riconoscimento da parte dello Stato italiano della Licenza in S. Teologia come titolo valido per l’ammissione alla Facoltà Universitaria.
Inizialmente, la Sacra Congregazione dei Seminari e delle Università degli Studi ritenne la Licenza in S. Teologia di don Antonio Bello equivalente al diploma di laurea in S. Teologia e, quindi, idonea all’immatricolazione presso le Università Statali, in base all’articolo 40 del Concordato. Antonio Bello risultò immatricolato l’anno successivo, in data 30 dicembre 1961. Sembrava tutto risolto, ma, di fatto, egli non poté sostenere gli esami, perché era in attesa di una decisione definitiva, valida in sede nazionale per  tutte le università, da parte del Ministero della Pubblica Istruzione, che pure, in precedenza, riguardo al caso Bello, aveva espresso parere favorevole. Non avendo alcun riscontro, don Tonino il 5 aprile 1962 scrisse una «risentita lettera al Ministro Pisanelli, Rettore dell’Università di Lecce, per l’indifferente lentezza con cui procedono circa la mia ammissione alla Facoltà di Filosofia». Dall’anno accademico 1962/63 al 1965/66, don Tonino continuò a pagare regolarmente le tasse senza ottenere risposta. La contesa si ‘risolse’ con la rinuncia agli studi presentata nel 1982.

Nel frattempo, don Tonino non rimase inerte: accogliendo l’invito di mons. Ruotolo, s’iscrisse alla Pontificia Università Lateranense. Era il 1962. Fu ammesso come studente non frequentante, perché docente presso il seminario di Ugento. Nei tre anni successivi, don Tonino sostenne gli esami e lavorò alla tesi dottorale in teologia dogmatica intitolata «Congressi eucaristici e il loro significato teologico e pastorale», sotto la guida del prof. Roberto Masi. Il 3 luglio 1965 discusse la sua tesi, avendo come correlatori mons. Filippo Caraffa e p. Idelfonso Tassi.

Il periodo degli studi romani coincide con lo svolgimento del Concilio Ecumenico Vaticano II ed è in questo contesto che egli si radica rifacendosi alla più genuina tradizione ecclesiale. I teologi cui si rivolge sono quelli che hanno preparato e fatto il Concilio, e guardando ai risultati del Concilio stesso, non sono un caso le citazioni e i riferimenti costanti al Concilio Vaticano II, di cui egli si nutre proprio in questo periodo a mano a mano che il Concilio procede e i documenti vengono pubblicati.
È in tale contesto che deve essere letta la tesi dottorale. Questa consta di tre parti. La prima fa riferimento alla storia dei Congressi Eucaristici. Si mette in evidenza il contesto storico a cavallo fra ‘800 e ‘900, quindi si delineano gli elementi portanti che caratterizzano i Congressi Eucaristici Internazionale e quelli Nazionali.
Delineato il processo storico che porta ai Congressi Eucaristici, nella seconda parte se ne delinea il significato teologico. Attenzione va posta nel metodo seguito da don Tonino in questa sezione: egli parte dalla descrizione del culto eucaristico formatosi nella tradizione della Chiesa; poi passa a considerare le fonti magisteriali relative al dogma eucaristico; infine si sofferma sui fondamenti scritturistici. Questa tripartizione è la stessa che poi verrà delineata dal Concilio nell’Optatam Totius (n.16) circa lo studio della teologia, sia pur con una dinamica inversa (l’O.T. pone al primo posto la riflessione scritturistica, quindi lo studio della Tradizione e di conseguenza le fonti del Magistero), ciò che conta, però, è aver rilevato come culturalmente e metodologicamente il giovane sacerdote si era già posto in piena prospettiva conciliare. Egli conclude questa seconda parte affermando il primato regale di Cristo, non solo in riferimento al culto, ma anche in riferimento alla società.
La terza parte si sofferma sulle prospettive pastorali ed è proprio qui che vanno colti gli aspetti più originali del lavoro di don Tonino. Egli partendo dalle prospettive ecclesiologiche riferite alla Chiesa popolo di Dio delineate nella Lumen Gentium, si apre a considerare l’importanza dell’Eucaristia nell’ottica ecumenica (L’Eucaristia e l’Oriente), nell’ottica sociale (L’Eucaristia e la pace; l’Eucaristia e i lavoratori), quindi passa a considerare l’Eucaristia nell’ottica dell’edificazione e della formazione della comunità ecclesiale (Comunione frequente e comunione dei fanciulli; L’Eucaristia e la perfezione cristiana, soprattutto sacerdotale; La Santa Messa: centro della pietà eucaristica; L’Eucaristia e la Madonna).

Chi dopo la sua morte parlerà di una ‘conversione’ del Vescovo Bello alle tematiche sociali dopo la sua nomina a presidente di Pax Christi, sarà smentito proprio da questo lavoro giovanile. Infatti non di «svolte irenologiche» o di «radicale ripensamento della teologia che aveva studiato», ma piuttosto si deve parlare dell’Eucaristia come del vero punto di riferimento di tutta la riflessione e di tutta l’azione del sacerdote prima e del vescovo poi. Questo deve essere posto in evidenza sia nella prospettiva comportamentale, sia in quella elaborativa del suo pensiero.