CRISTO E’ LA NOSTRA PACE

Postulazione don Tonino image-biografy-page (20)Le radici della pace vengono ricercate nel «monoteismo trinitario di Dio». E così alla pace del mondo si contrappone la pace di Gesù Cristo, così come al Dio dei filosofi si contrappone il Dio di Gesù Cristo. Nello scritto «La pace: una scommessa per l’uomo d’oggi» si pone la domanda fondamentale: «su quale pace è conveniente scommettere». Egli dopo aver detto che non conviene scommettere né sulla pace che non viene dall’alto perché inquinata, né su quella non connotata da scelte storiche concrete perché è un bluff, continua dicendo che non conviene scommettere nemmeno sulla pace che prende le distanze dalla giustizia perché è peggio della guerra, o su quella che non provoca sofferenza perché è sterile; tanto meno conviene investire sulla pace intesa come «prodotto finito» perché scoraggia. Perciò conclude: «Coraggio, allora! Nonostante questa esperienza frammentata di pace, scommettere su di essa significa scommettere sull’uomo. Anzi, sull’Uomo nuovo. Su Gesù Cristo: egli è la nostra pace. E lui non delude». Una pace che ha il suo archetipo nella Trinità, e che trova il suo laboratorio nella famiglia.

Una teologia della pace che ricerca i suoi percorsi nella Parola di Dio. Va in questo senso la riflessione tenuta al convegno organizzato dalla «Casa per la pace» di Molfetta e dal «Gruppo Exodus» di Milano sulla nonviolenza nella società civile. In quella circostanza tenne una relazione dal titolo «Nonviolenza: dissipare l’ombra di Caino», in cui, con fine intuizione, commenta il capitolo quarto della Genesi, quello in cui si racconta «della irruzione della violenza nella storia della fraternità umana». Nella stessa ottica è da leggere la relazione tenuta al convegno sulla noviolenza e il bisogno di identità dal titolo «Al pozzo di Sichar. Appunti sulle alterità». Essa è incentrata sul commento al capitolo quarto del Vangelo di Giovanni, dove la Samaritana viene presa a simbolo di ogni alterità e Gesù col suo atteggiamento è paradigma di vera relazione.

Postulazione don Tonino image-biografy-page (21)
Don Tonino con San Giovanni Paolo II

E ci sorprende ancora come al Convegno nazionale «contro i mercanti di morte», tenutosi a Roma il 24 ottobre 1987 sul tema «L’Italia ripudia la guerra; riflessioni sull’art. 11 della Costituzione», egli non sviluppa un discorso di ordine sociologico o giuridico, ma va più a fondo rifacendosi al profeta Isaia e all’epistolario Paolino. Esprime così tutta la forza dei profeti in conclusioni di questo tenore: «Quando avrò finito tutto questo, io che vi parlo di Isaia dovrò ancora dichiarare la mia scontentezza, dal momento che l’anelito del profeta si placa quando le spade si cambieranno in vomeri e non si accorceranno, semmai, in pugnaletti e le lance si trasformeranno in falci e non si ridurranno semplicemente in coltelli a serramanico».

La consuetudine con la Parola di Dio lo portò a riflettere su alcuni episodi o personaggi biblici. Queste riflessioni, apparse periodicamente sul mensile di Pax Christi, «Mosaico di pace», esprimono un vero e proprio giudizio sulla storia contemporanea a partire proprio dal discrimine della pace. Personaggi come Abramo, Sara, Esaù, Giacobbe, Giuseppe, Mosè, Aronne, Myriam, Giosuè, la figlia di Iefte, Samuele, Saul, Davide, Rizpa, Salomone, e Rut vengono passati in rassegna e diventano interlocutori, nemmeno tanto immaginari, di un discorso profetico sulla pace. Vengono in questi scritti esaminate situazioni di ‘non pace’ proprie dei giorni nostri: la guerra, la violenza, le lotte fratricide, la mancanza di sogni, e con anticipo sui tempi, la crisi della politica.